Attendere prego...

180701-HeyDoc-Blog-Sensibilità-dentale-1200x628.jpg

01/04/2019 Odontoiatria0

Lamento negli ultimi mesi una forte sensibilità dentale soprattutto quando lavo i denti o mangio qualcosa di particolarmente caldo o freddo: già da diverso tempo il mio igienista mi ha fatto presente che ho un problema di erosione dei colletti. Qual’é il metodo più opportuno per risolvere il problema?

Mariella, Besana Brianza

Risponde il Dott. Giuseppe Marianetti, Medico Chirurgo Specialista in Odontostomatologia, MarianettiMed, Avezzano (AQ)

Gentile Sig.ra Mariella è necessario prima stabilire se il difetto è di origine gengivale o dentale (o entrambi). Le consiglio di guardare bene le sue gengive: un forte dislivello tra l’altezza della gengiva esterna e quella interdentale denota un problema gengivale. Inoltre se la gengiva interdentale è ben conservata  è possibile eventualmente fare un intervento di innesto di gengiva/connettivo con copertura radicolare con ottimi risultati. In alternativa se il problema fosse invece di origine dentale, la soluzione risiede nell’otturazione in composito del colletto danneggiato. In alcuni casi, considerato che i materiali compositi hanno la tendenza a variare cromaticamente nel tempo per l’assorbimento dei pigmenti contenuti in bevande, alimenti e fumo, il paziente può optare per un restauro più duraturo in ceramica: la faccetta dentale. Questa seconda soluzione di per sé sarebbe sufficiente a risolvere il problema, se non fosse che una semplice ricostruzione in composito, per quanto estetica, creerebbe un dente leggermente più lungo rispetto ai denti adiacenti. Ne risulterebbe quindi un disagio estetico, soprattutto per i denti più visibili come quelli della zona anteriore.

 

Il Dott. Giuseppe Marianetti sul settimanale MIO del 15 Novembre 2018 risponde alle domande dei lettori

Vecchia.jpg

04/02/2019 Odontoiatria0

Sto valutando la possibilità di effettuare una implantologia dentaria, tuttavia avendo una carenza ossea del mascellare ho paura che l’impianto non possa reggere. Esiste una soluzione al problema? Quali rischi si corrono con questo tipo di intervento?

Risponde il Dott. Giuseppe Marianetti,  Medico Chirurgo Specialista in Odontostomatologia

L ‘implantologia dentale permette di sostituire, uno o più, elementi dentari persi con “radici artificiali” in titanio le quali, mediante un processo biologico che prende il nome di osteointegrazione, consentono l’applicazione di una protesi fissa.

A causa di traumi, resezioni chirurgiche o atrofie è talora assente l’osso alveolare mascellare necessario al posizionamento corretto degli impianti. Esistono oggi numerose tecniche di rigenerazione o di ricostruzione ossea. Si può far ricorso ad innesti di osso autologo, prelevato cioè dallo stesso paziente, oppure di materiale alloplastico.

Il fumo di sigaretta rappresenta una controindicazione importante, è assolutamente consigliabile astenersi dal fumo da almeno una settimana prima ad un mese dopo l’intervento, in particolare se si è fatto ricorso a tecniche di rigenerazione ossea.

Se le condizioni generali del paziente lo permettono e se non vi sono controindicazioni, si può oggi affermare che non esistono casi in cui gli impianti endoossei non possano essere inseriti.


Blog_Articolo4_foto_box2-1.jpg

04/02/2019 Odontoiatria0

Sono una giovane mamma  lievemente apprensiva: avendo da sempre sofferto di problemi dentali vorrei comprendere qual’é l’età opportuna per “iniziare” mio figlio di 4 anni alle visite odontoiatriche al fine di evitargli il mio calvario.

Risponde la Dott.ssa Sara Marianetti, odontoiatra operante a Roma ed Avezzano www.ortognaticaroma.it 

(Rita, Matera)

E’ consigliabile effettuare la prima visita dentistica  intorno ai 4-5 anni, per verificare che la crescita dei denti “da latte”, meno conosciuti come decidui, sia avvenuta completamente. Inoltre, portando i bimbi già da subito si instaura già un primo rapporto con la poltrona dentistica ed una prima conoscenza con il professionista di riferimento.

Più o meno a 6 anni, inizieranno a comparire i primi denti permanenti ed è quindi molto importante evitare che si formino delle carie, attraverso un controllo dell’igiene orale e le sigillature dei primi molari permanenti.

Sempre intorno a quell’età c’è la possibilità che si evidenzino eventuali malocclusioni, ovvero un’errata chiusura dell’arcata dentale. In questo caso si dovrà intervenire con un apparecchio ortodontico.

Per evitare eventuali traumi o fobie, è auspicabile comunque portare i propri figli  per la prima volta dal dentista in assenza di particolari patologie in questo modo, la loro prima visita non coinciderà con eventi traumatici e dolorosi.

E’ inoltre necessario intraprendere fin da subito corrette abitudini di igiene orale: lavare i denti dopo ogni pasto, quindi almeno 3 volte al giorno utilizzando un dentifricio arricchito di fluoro per fortificare lo smalto dei denti.

 


blog_articolo2_foto.jpg

10/12/2018 Odontoiatria0

Autore: Dott.ssa Sara Marianetti, odontoiatra specializzata in odontoiatria pediatrica 

Il primo obiettivo del dentista pediatrico è far sì che i piccoli pazienti siano curati senza dolore e senza paura. E’ fondamentale impegnarsi a conquistare la loro fiducia e a evitare traumi dovuti ad impressioni ed esperienze negative. Per raggiungere questo scopo ci vogliono grande esperienza e tanta pazienza e sensibilità.

Il controllo del dolore è un obiettivo delicato e complesso quanto fondamentale al fine di poter attuare una terapia corretta ed efficace. I bambini che riferiscono esperienze dolorose hanno un’elevata probabilità di sviluppare una negligenza o un rifiuto nella cura del cavo orale in età adulta.

Durante il trattamento si cerca di distrarre l’attenzione dei bambini, ad esempio con giocattoli adatti o divertenti video, da ciò che sta effettivamente avvenendo.

Ci si serve di termini speciali per spiegare le cose ai bambini senza far loro paura: al dente non viene fatta una “iniezione” ma gli si dà invece “acqua per dormire”, e il dente addormentato non viene pulito e sbiancato con il “trapano” ma con la “doccia dentale”, ecc. ed anche i genitori devono aiutare  non parlando del dentista, a casa, in termini che possano suscitare paura.

Se nel trattamento di pazienti adulti l’ anestesia locale è ormai considerata una pratica banale e meccanica, questo non vale per il bambino e la sua esecuzione richiede un approccio psicologico più delicato e attento.  La causa di ciò risiede nella natura contraddittoria e quasi paradossale dell’anestesia, che è di fatto un atto chirurgico e di per sé traumatico finalizzato all’abolizione di un più marcato e prolungato discomfort durante la terapia vera e propria. Mentre l’adulto è in grado di accettare razionalmente il trauma legato all’iniezione (seppur con reazioni emotive molto variabili) e anzi generalmente richiede espressamente l’anestesia, ben conoscendo per precedenti esperienze l’estrema reattività del cavo orale alle manovre del dentista, il bambino non è in grado di contestualizzare l’evento “iniezione” in termini di durata e di rapporto costo/beneficio, opponendo in genere un più o meno marcato rifiuto. A questa opposizione da parte del piccolo paziente si aggiunge lo stress prodotto nell’operatore dal dover effettuare una manovra dolorosa che inconsciamente contrasta con l’istinto di protezione che l’adulto nutre nei confronti del bambino; studi dimostrano che lo stress da iniezione è maggiore nel dentista che nel piccolo paziente.

L’anestesia topica sottoforma di gel, pomata, soluzione o soluzione spray, cerotti o gel parodontaletrova una forte indicazione in odontoiatria infantile, sia di per sé per effettuare semplici manovre su tessuti molli o estrazione di denti decidui con radici molto riassorbite sia come atto preparatorio in tutti i casi ci si appresti a effettuare un’anestesia locale. Essi generalmente permettono di anestetizzare il tessuto molle fino a una profondità di 2 mm.

Al fine di ridurre lo stress da iniezione e in generale legato alla seduta odontoiatrica, l’operatore può anche avvalersi di sedazione inalatoria o terapia ansiolitica per via enterale. La prima viene effettuata con una miscela di ossigeno e protossido d’azoto al 50% e determina anche una lieve analgesia non tuttavia sostitutiva dell’anestesia; la seconda non produce alcuna analgesia e viene ottenuta mediante somministrazione in gocce o supposte dibenzodiazepine, come il valium.

Ad oggi il protossido d’azoto rappresenta sicuramente il sedativo maggiormente utilizzato.

Il gas esilarante, nome comune del protossido di azoto, è stato “scoperto” oltre 150 anni fa da un dentista americano, e da allora è stato usato in medicina su vasta scala per la sedazione. Oggigiorno in odontoiatria il gas esilarante è considerato il sedativo più sicuro, essendo praticamente esclusi con un uso corretto incidenti pericolosi o complicazioni.

Al bambino viene data una mascherina nasale attraverso la quale respira una miscela di protossido d’azoto e ossigeno, che può essere regolata dal pedodontista. L’effetto s’instaura già dopo poche inspirazioni:il bambino prova un rasserenante senso di sicurezza, ciò che avviene intorno a lui sembra allontanarsi, piccoli dolori, per esempio la puntura dell’anestesia, non sono più percepiti, i riflessi di difesa e deglutizione sono nettamente ridotti.

Il bambino tuttavia rimane sveglio e non si addormenta durante il trattamento, vivendolo però come un’esperienza positiva. Al termine della seduta il paziente respira ancora per un paio di minuti ossigeno puro, il gas esilarante viene espirato e non permane nell’organismo. Già dopo pochi minuti il bambino è ritornato “in piena forma”. Questo è un notevole vantaggio rispetto ad altri tranquillanti che continuano ad agire per ore e richiedono precauzioni speciali

 

Gli anestetici locali utilizzabili in odontoiatria infantile sono:

  • mepivacaina (4,5 mg/kg);
  • articaina (6 mg/kg);
  • prilocaina (6 mg/kg);
  • bupivacaina (1 mg/kg).

Prima di procedere all’esecuzione dell’anestesia, occorre effettuare un’accurata anamnesi del bambino presso i genitori o gli accompagnatori onde escludere l’esistenza di controindicazioni all’uso di anestetici locali. Tra queste, le principali comprendono:età inferiore ai 4 anni;trattamento con antidepressivi e beta-bloccanti;gravi disturbi cardiovascolari (disturbi del ritmo o della conduzione, insufficienza cardiaca acuta non compensata, ipertensione o recente infarto miocardico);emicrania essenziale;ipersensibilità nota verso gli anestetici locali di tipo estere o amidico.

Nel caso si impieghi un anestetico contenente adrenalina occorrerà tener presenti queste ulteriori controindicazioni:soggetti asmatici che presentano ipersensibilità ai solfiti;diabete mellito;glaucoma ad angolo chiuso; tachicardia parossistica o aritmia assoluta a elevata frequenza;gravi arteriopatie;manifestazioni ischemiche di qualsiasi tipo;ipertiroidismo.

 

L’approccio psicologico al paziente pediatrico è importante quanto una corretta tecnica esecutiva, poiché la collaborazione del bambino deve essere conquistata sin dal primo incontro e mai data per scontata ma anzi continuamente riconfermata. Ricerche di numerosi autori e la pratica quotidiana indicano che l’anestesia è la manovra più temuta di tutta la seduta pedodontica. Il fallimento di questa prova pregiudica tutte le fasi successive del nostro intervento terapeutico. Il tono di voce dell’operatore deve essere calmo, suadente e confortante; può avvalersi di parole e immagini ludiche e giocose e senza mai proferire i termini “puntura”, “ago”, “iniezione”, senza necessariamente mentire, ma accennando piuttosto alla necessità di “addormentare il dentino per poterlo curare” o a immagini come “un piccolo pizzicotto” o “una punturina di zanzara”. In nessun caso si dovrà ingannare il bambino, pena la perdita della sua fiducia e collaborazione. Può rivelarsi utile l’applicazione di tecniche di distrazione per distogliere l’attenzione del paziente nel momento esatto dell’iniezione, come ad esempio fargli sollevare alternativamente la gamba destra e sinistra.


blog_articolo1_foto.jpg

10/12/2018 Odontoiatria0

 

Tra gli svariati trattamenti odontoiatrici attuali, grande interesse lo ricopre quello ortopedico funzionale che ha come obiettivo quello di ridurre o di eliminare il problema scheletrico nel paziente in crescita in modo che, una volta erotti i denti permanenti, i problemi dentali che sussistono possano essere risolti più facilmente con una seconda fase di trattamento meno complicata. Ne parliamo con la Dott.ssa Sara Marianetti, odontoiatra e specialista in pedodonzia operante a Roma ed Avezzano.

Dottoressa a che età per un bambino è opportuno intraprendere la prima visita dal dentista?

E’ opportuno, come raccomandato dall’American Association of Orthodontists, portare il proprio piccolo dall’odontoiatra prima del compimento dei 7 anni. Un intervento nel momento più appropriato di crescita consente un risultato migliore e un tempo di terapia ridotto.

Come avvicinare i bambini alla prima visita?

Determinante, vista la tenera età, è l’imprinting che il piccolo paziente avrà con il mondo dentistico: l’esperienza deve essere il più possibile positiva, rilassata e perché no divertente magari spiegando gli strumenti che generalmente utilizziamo nelle visite. Per il bambino è importante discostarsi dall’idea che il “dentista” sia una figura da evitare, prioritaria in questa fase sono anche le figure genitoriali che possono motivare con un adeguato rinforzo il nostro operato.

Nello specifico come si articola il percorso odontoiatrico dopo la prima visita?

Dopo la prima visita non sarà necessario alcun trattamento ortodontico e lo specialista non farà altro che programmare una serie di controlli, semestrali o annuali, per seguire il bambino nel corso della crescita e della permuta dei denti da latte. L’ortodonzia dei bambini è anche chiamata ortodonzia intercettiva perché il suo scopo è appunto quello di intercettare un problema affinché non si aggravi, diventando difficile o impossibile da correggere con le apparecchiature ortodontiche.

Perché è consigliabile intraprendere un percorso cosi precocemente?

Perché questo consente innanzi tutto di identificare abitudini viziate che possono determinare o peggiorare una malocclusione. Tra queste le più importanti e frequenti sono il succhiamento di oggetti o dita, la respirazione orale e la deglutizione infantile. Queste abitudini sbagliate devono essere corrette il più presto possibile.

Ci spiega come queste cattive abitudini possono influenzare lo sviluppo dentale?

Il succhiamento di oggetti causa solitamente, se prolungato nel tempo, una asimmetria nella posizione dei denti ed una difficoltà delle arcate dentarie a combaciare correttamente. Anche l’uso prolungato del ciuccio o del biberon, così come il succhiamento delle dita (solitamente il pollice), causano una crescita eccessivamente verticale delle ossa mascellari e la formazione del cosiddetto “morso aperto” in cui si forma uno spazio tra i denti anteriori superiori ed inferiori che non riescono ad entrare in contatto nemmeno quando il bambino chiude la bocca. Ciò crea ovviamente l’impossibilità del bambino di addentare i cibi e gravi difficoltà di pronuncia.

E la respirazione orale invece che ruolo gioca?

Oltre a causare problemi respiratori connessi alla maggiore frequenza di infiammazioni delle vie aeree e problemi gengivali dovuti a secchezza della bocca, causa una postura bassa e quindi sbagliata della lingua che non può correttamente esercitare la sua funzione di naturale stimolo alla crescita del mascellare superiore.

Una volta caduti tutti i denti da latte come è necessario comportarsi?

Una volta comparsi tutti i denti permanenti, è invece indicata quella che viene comunemente chiamata ortodonzia correttiva, perché ha appunto lo scopo di correggere in via definitiva i difetti di posizionamento ed allineamento dei denti di ciascuna arcata ed i rapporti delle due arcate tra loro. Può essere effettuata con apparecchiature fisse posizionate sul lato esterno dei denti, apparecchiature vestibolari, o sul lato interno dei denti, apparecchiature linguali.

I segnali d’allarme che ti aiutano a capire la necessità di consultare il dentista per il tuo bambino

Perdita precoce o tardiva di denti da latte

Difficoltà a masticare o mordere

Digrignamento o serramento dei denti

Respirazione attraverso la bocca

Succhiamento del pollice dopo i 5 anni

Denti affollati o fuori posto

Una mascella che è troppo in avanti o troppo indietro

Denti sporgenti

Denti superiori ed inferiori che non si toccano o combaciano in modo anomalo

Un aspetto del viso sbilanciato

 

DIDASCALIA FOTOGRAFICA: Dott.ssa Sara Marianetti, odontoiatra e specialista in pedodonzia operante a Roma ed Avezzano (AQ)


© 2019 Tutti i diritti riservati. P.IVA 13920001008